Da lontano sembrano mosche, l'esemplare noir di Kike Ferrari

Talvolta capita di scegliere il romanzo di uno scrittore di cui ignori tutto.
Magari capita di sceglierlo per un dettaglio: l’epigrafe, per esempio.
“Se qualcuno vuole leggere questo libro come un semplice romanzo, sono fatti suoi”. Firmato Rodolfo Jorge Walsh (giornalista argentino).
Il romanzo s'intitola Da lontano sembrano mosche, di Kike Ferrari (Feltrinelli, 2018, traduzione di Pino Cacucci). 
Le mosche sono tutti coloro che il protagonista della storia narrata ha calpestato, spremuto, umiliato senza riguardi, senza remore morali.
Il signor Machi, è lui il protagonista, si definisce un self-made man. Un boss spregiudicato e senza scrupoli del “mondo di mezzo” – così lo definirebbero le cronache nostrane.
Un giorno come gli altri, il signor Machi scopre casualmente un cadavere sfigurato da una revolverata nel bagagliaio della sua auto, una Bmw da 200 mila dollari. Chi sia l'uomo e chi l'abbia ucciso importa nulla al signor Machi. Altre sono le domande che si pone: Chi mi vuole sfidare? Chi mi odia a tal punto da volermi fregare? Per quale motivo? Una ritorsione, una vendetta, la sfida di un concorrente che mi vuole scalzare dalla mia posizione di uomo potente?
Il signor Machi si porta a spasso il cadavere chiuso nel bagagliaio per i sobborghi di Buenos Aires. E mentre pensa a come disfarsene, passa in rassegna tutti coloro con cui ha intrattenuto e intrattiene rapporti, di “affari” e sentimentali. A enumerarli sono tanti, tutti hanno un ruolo nel suo incontrastato dominio e tutti hanno un valido motivo per metterlo nel mirino della vendetta. Tutti hanno subito le sue spregevoli crudeltà, tutti hanno dovuto piegare il capo ai suoi insaziabili appetiti di ricchezza, di potere, di sesso. E scopre, l’onnipotente signor Machi, che non ha uno straccio di amico o persona di cui fidarsi. Se la dovrà sbrigare da solo, ma nel farlo precipiterà in un incubo.
Una trama coinvolgente che contiene un esplicito atto di accusa alla società violenta, truffaldina, avida, che troppo spesso garantisce l’impunità agli individui amorali, criminali e sanguinari fino al delitto. Un atto di accusa che può valicare i confini dell'Argentina, patria dello scrittore: l’Argentina della dittatura e degli squadroni della morte, “paradiso” delle truffe, del denaro riciclato e della droga.
Un noir esemplare. O meglio: un romanzo esemplare.
Paragrafi brevi, svelti; prosa nervosa, senza cedimenti estetizzanti, tutta volta alla “psicologia della tensione”; pagine dense di riferimenti letterari (Borges, Foucault); un finale a sorpresa che chiude la vicenda del signor Machi in modo originalissimo: spalancando una porta all'immaginazione del lettore.
Di Da lontano sembrano mosche, Paco Ignazio Paibo II ha scritto: “Probabilmente non vi capiterà di leggere una storia così perfetta.”